giovedì 17 settembre 2015

Postilla al recensore



Caro amico recensore di Rolling Stone:
fai la critica al mio libro e "critica" significa criticare, perciò evviva il pelo non lisciato. Ma se dici che alcuni dei miei dialoghi assomigliano a i dialoghi di "the lady", serie TV becera di Lory Del Santo, almeno quando citi l'esempio, che secondo te, ne dimostrerebbe la teoria, cerca di citare esattamente! Se scambi la mia ultima parola della frase con "oscuro" (la tua recensione) invece che "duro" ( il mio libro) le cose cambiano assai. Capisco che di questi tempi si attribuisca alle parole un significato "trasversale", ma ti assicuro che la stessa frase in quel contesto, se cambi quell'ultima parola prende tutta un altra piega, perfino un altro senso. 

Non ce l'ho con te, scrivere recensioni è ingiusto, si parla di lavori altrui.
Buona vita.


lunedì 3 agosto 2015

Nella camera del cuore si nasconde un elefante


Questa è la cover del mio nuovo libro.
Si va in stampa domani, uscita prevista per metà settembre.
A Lucca 2015 lo presentiamo e vi faccio pure il disegnino quando lo comprate.

martedì 28 aprile 2015

12 punti veloci per diventare un grande disegnatore


  1. Per disegnare bene non occorre avere una mano particolare, va bene anche tozza o cicciottella o magrina, addirittura ossuta. 
  2. Quello che vedono gli occhi è quello che dovete disegnare e non viceversa (o meglio, prima di arrivare al "viceversa" dovete avere la certezza di essere davvero dei grandi artisti)
  3. Se riuscite a disegnare un piede perfettamente non siete per forza dei grandi disegnatori, fatevene una ragione.
  4. Il segno, nel di-segno, è una parte importante, smettetela con quei segnettini inutili, chi inventò la gomma da cancellare fu un profeta.
  5. Il bianco è un colore! Il nero è anch'esso un colore! Una campitura bianca ha lo stesso peso, per corrispondenza negativa, di una campitura nera. Lasciare il bianco del foglio non è mai una scelta di comodo, è scelta estetica e funzionale.
  6. Nel disegno vale il principio di Yin e Yiang, sempre.
  7. Il disegno non è cosa da skipper, ma da speleologi. Poco sole e poche donne (o uomini) e molto sprofondare, calandosi in antri oscuri, nel regno di Ade.
  8. Se disegnate dei personaggi e mentre lo fate non mimate con la faccia le loro espressioni, non lo state facendo bene.
  9. Per essere dei grandi disegnatori non è obbligatorio essere comunista, animalista, vegano, solidale e frequentare i centri sociali... Anzi, è vero il contrario, essere figli di puttana e soprattutto menefreghisti aiuta molto.
  10. Heidegger, Pound, Celine, Picasso, Rimbaud, C. Parker, ecc. ecc. ecc... non sono tutti disegnatori? E chi se ne frega, per disegnare veramente, smettetela di pensare solo al disegno, anzi, pensate prima a tutto il resto.
  11. Chi vi dice che per diventare grandi in una disciplina (parola orribile attaccata a qualsiasi cosa artistica), dovete dedicarvi notte e giorno a quella disciplina, è in malafede o un mediocre. Bevete, mangiate, andate a donne o/e uomini e guardate il mondo con occhi lucidi (di lacrime, di vino, di libertà(intellettuale)...), e diventerete disegnatori divini.
  12. Naturalmente, ve lo dico sempre, non credete mai (e dico MAI) a chi vi da consigli: qui, là o dove c'è del pubblico, sono tutte parti minime di un discorso molto ampio, troppo ampio e i "consigliori" lo fanno più che altro per riempire il loro tronfio ego. 

E' solo un consiglio.

martedì 20 gennaio 2015

Costruzione e postilla a una conversazione impossibile.



" Un intervista, un dialogo, una conversazione - "spiegarsi" è molto difficile. La maggior parte delle volte, quando uno mi fa una domanda, anche una domanda che mi tocca, m'accorgo di non avere propriamente nulla da dire. Le domande, come qualsiasi altra cosa, si costruiscono: e se non vi lasciano costruire le vostre domande, con elementi raccolti dovunque, con pezzi presi da qualsiasi parte, se ve le "pongono", succede che non avete gran che da raccontare. L'arte di costruire un problema, questa sì è importante: un problema, la sua impostazione, li si inventano ancora prima di trovare una soluzione. Niente di tutto questo avviene in un'intervista, in un colloquio, in una discussione. E anche la riflessione, che sia fatta da soli, in due o in più persone, non è sufficiente. La riflessione soprattutto. Con le obiezioni poi è ancora peggio. Tutte le volte che qualcuno mi fa un' obiezione, mi vien voglia di dire: 
" D'accordo, d'accordo, passiamo ad altro ". Le obiezioni non hanno mai contribuito a niente. E lo stesso succede quando mi si pone una questione di carattere generale. Perché il fine non è quello di rispondere a delle questioni, ma di uscire, di venirne fuori." (...)
                                                                                                                                               Gilles Deleuze 

Qualche tempo fa, dopo i fatti avvenuti in Francia, qualcuno, non ricordo più bene se un amico o la mia coscienza, mi ha chiesto cosa pensassi della libertà d'espressione. Come scrive Deleuze, la prima tentazione a una domanda del genere è quella di fuggire, di scappare, di venirne fuori. Per qualche tempo sono riuscito a farlo, ma poi ho cominciato a ricostruire la(le) domanda(e), ad aggiungere i pezzi che mi mancavano, ad elaborare... Cose semplici, per carità, cose adeguate al mio modesto pensiero.

Così ho cominciato a costruire e a chiedermi quale sia il contrario di libertà. Forse "obbligo" potrebbe essere una delle risposte?
Obbligare qualcuno a fare qualcosa, non è forse una forma di estremismo imperativo?
O addirittura, obbligare a pensare che quella cosa che si deve fare, sia l'unica cosa giusta da fare e che tutti quelli che non seguono questa via obbligata siano nel torto, non è il contrario della libertà?

Gli assoluti si esplicitano nei dogmi e il dogma è, nient'altro, che un messaggio chiuso, non permeabile, non apribile, non libero. La libertà non può essere dogma.

Lasciamo stare la tragedia dei morti. La morte è "finire" le possibilità di una vita... ed è una cosa grossa, sempre. Non ha bandiere ideologiche. Per me togliere la vita è togliere tutto ciò che si conosce, è uccidere il mondo.

La libertà d'espressione (la satira, in questo caso) deve essere garantita sempre, è un diritto! Ma, cos'è questo sempre? E, se si determina che la libertà è il contrario, per definizione, di un dogma, cos' è la libertà se non un valore che sfugge, muta nel tempo e nello spazio, cambia con la geografia, la cultura di chi la fa propria?

Perché la mia visione di libertà deve essere obbligatoriamente quella di tutti?
Imporre agli altri il proprio diritto di libertà, non è un dogma? 

Io credo nella democrazia, ma bisogna capire che la grandezza della democrazia sta nella sua debolezza, nell'essere il contrario della forza dell'assolutismo, della dittatura, del pensiero unico, del dogma. Una democrazia, paradossalmente, non deve permettere la possibilità che anche un assassino compia il suo crimine? Proprio in nome di quella libertà che non dovrebbe consentire mai di limitare qualcosa a priori? Come posso privare qualcuno di "scegliere di non volere la libertà", opponendo il concetto di libertà?

Non fraintendetemi, parlo di concetti e mi ripeto, la violenza non è mai un sistema, però anche qui bisognerebbe guardarla in faccia per bene la violenza, in tutte le sue ramificazioni e comprendere bene che l'illuminismo (e non solo quello) a cui tutti adesso si attaccano come valore assoluto e fondante della libertà moderna, si è espresso nella carneficina della rivoluzione francese, dove si tagliavano teste per rappresaglia, esattamente come fanno i nemici della democrazia. E non dobbiamo dimenticare che da vent'anni facciamo delle guerre in nome della presunta libertà.

Libertè, fraternitè, egalitè... Non sono dogmi? Non si ritorna al principio che il concetto di libertà dovrebbe essere appunto, libero?
Se io non voglio essere libero?
Se io non voglio essere fraterno?
Se io non voglio essere uguale?

Sono solo domande. Sono le mie domande, o meglio il tentativo di costruire delle domande per delle ipotetiche risposte. E queste risposte, io, le cercherò nel chiuso delle pareti del mio essere ente.
Probabilmente molti le troveranno banali e stupide, ma io, con la mia libertà di pensiero, non so costruire di meglio.

martedì 11 novembre 2014

You buy it, do you?




Mi sta girando in testa la possibilità di fare delle t-shirt da mie illustrazioni.
Voi che siete esterni ditemi: le comprereste?

lunedì 27 ottobre 2014

Un Oceania 2...


Due notti fa e poi tutta la domenica nel mio piccolo cervello si è prepotentemente fatta strada una possibile continuazione di Oceania Boulevard e perdura anche ora e sta contagiando i mie stupidi pensieri borghesi. 
Fino a 2 giorni fa un secondo libro sul Boulevard era per me un divieto assoluto... ma sono uno che si sa piegare ai ricatti, se ben orchestrati.
Vi farò sapere.

domenica 12 ottobre 2014

martedì 26 agosto 2014

Voglio versarmi un bicchiere di acqua gelata in testa



La prima volta che ho visto un video del "Ice bucket challenge" mi sono chiesto perché usare una cascata di acqua gelata: il simbolo della vita, la parte più consistente del nostro corpo, il motivo per cui si fanno e si faranno le guerre, per gli analisti di geopolitica. 
  Una volta, ma qualche monaco lo fa anche ora, per dare importanza a lotte colossali, per portare alla luce le tragedie in-umane, i paladini della sensibilizzazione arrivavano a gesti simbolici e estremi come bruciare i loro corpi, protestare con il proprio dolore la passione di altri. Questo mi sono chiesto: perché non usare il fuoco invece dell'acqua? Perché non dare davvero un messaggio forte sulla persistente rimozione del male, come malattia, che chirurgicamente opera la nostra società, dipingendo la vita come una costante ricerca della felicità senza pensieri brutti: "Be cool, baby"... 
  Pensateci, un Giovanotti a fuoco lento, una Letizzetto che corre urlando di qua e di là, lasciando scie di fiamma viva. La campagna pubblicitaria più famosa di sempre. I soldi raccolti sarebbero centuplicati, come le lacrime per gli eroi immolati a giusta causa, senza contare il ritorno di immagine che ne avrebbero i nostri V.I.P. e il loro gesto eroico: immaginate le dirette dagli ospedali, reparto grandi ustionati, con Renzi o Obama o Merkel, che ringraziano da parte della nazione e che si impegnano a elargire fondi copiosi per la ricerca.
  Forse tutta questa gioiosa partecipazione verrebbe a mancare, è vero. Il fatto di essere nominato per entrare a far parte del baraccone, provocherebbe qualche titubanza, sicuro. Ma ci sarebbero i volontari, quelli che ci credono davvero, che non lo fanno per mettersi in mostra, lo fanno per quei poveretti colpiti da questo infame torturatore genetico. Diventerebbero delle leggende!
  Lo so, questa strada è difficile da praticare, qualche associazione per la difesa della dignità del fuoco, metterebbe su barricate, entrerebbe in gioco il T.A.R., i sindacati e qualche moralista permaloso.
  Ma una soluzione ci sarebbe: non fare niente di eclatante, ne con l'acqua, ne con il fuoco. Parlare semplicemente della malattia, senza farla diventare un simpatico gavettone. 
  Si, ma la gente mica sta lì a sentire uno che parla, anche se famoso! L'attenzione su internet è pari a un microsecondo, lo sai... mi dice un mio amico. Servono cose che catturino l'attenzione, simpatiche, che ti fanno stare meglio perché anche tu partecipi al dolore dei più sfortunati, ma sorridendo e stando dietro al tuo schermo fatto di pollici... così puoi dire con sollievo: "non è solo bravo, è un essere umano e non rinuncia a scendere in campo rischiando un raffreddore per fare del bene al mondo..." Dice sempre questo mio amico.
  Forse è vero. Sono stati raccolti tanti soldi mi dicono, con questa cosa, mai così tanti, quasi come il costo dei due Tornado caduti pochi giorni fa o il montepremi "polposo" di un Jackpot del superenalotto o circa cinque volte il prezzo della pubblicità sul fianco di una ferrari di F1. Mica briciole. 
  Perciò basta con i discorsi sociologici sul banalizzare il male. Basta criticare un gioco innocente, una catena di santantonio bellissima e piena di gioia di vivere, fatta di gente sensibile che non lo fa per mettersi in mostra!
  Scommetto che perfino gli 8 milioni di persone che ogni anno muoiono nel mondo per mancanza d'acqua, non si lamenterebbero di tutto quel ben di dio sprecato per farsi due risate, però risate su una questione serissima, si intende. 
  Si,  mi sono convinto! La strada è raccogliere soldi per le cose brutte del mondo attraverso atti goliardici di persone famose e non, si perché il bucket challenge adesso lo fanno anche le persone normali, quelle che non vogliono essere da meno per il bene della razza umana.
  Ci ricorderemo nei prossimi mesi, di questi paladini del bene, ne sono sicuro. Faremo un sorriso ogni volta che ci troveremo fra le mani un bicchiere di acqua gelata e chissà, forse i migliori fra noi, avranno il coraggio di versarsela in testa per ricordare questi anni felici e sentirsi esseri umani.




lunedì 9 giugno 2014

10 regole d'oro (ma io preferisco il legno) per fare un graphic novel


1 - Non temete di lasciare andare le vostre idee, se fanno schifo non arriveranno comunque da nessuna parte.

2 - Avere il titolo prima di iniziare, non significa niente.

3 - La prima pagina vi sembrerà la più brutta man mano che andate avanti, vi chiederete ogni volta se fosse stato meglio rifarla. Non fatelo, quando avrete terminato vi accorgerete che è la pagina più vera di tutte.

4 - Se l'ultima pagina che state facendo non vi sembra la più bella di tutte, rifatela, non vale niente.

5 - Se state pensando: "Ma si tanto è una pagina di raccordo..." vuol dire che la pagina fa schifo, non esistono pagine di raccordo.

6 - Se il disegno è un flusso, lo è anche la storia. Se avete voglia di smettere quel giorno, per fare altro, non è una bella storia.

7 - Se avete una bionda mozzafiato nel letto e questa cosa vi distrae, forse questa non è la vostra strada. Ma avete tutta la mia stima.

8 - Se quando avete finito vi sentite pienamente soddisfatti, probabilmente, si tratta di una boiata.

9 - Quando avete finito, rilassatevi per qualche giorno, da lì inizia il lavoro veramente duro: rimettere tutto in discussione.

10 - Quando state perdendo liquidi copiosamente per colpa di un sole rabbioso che colpisce uno studio situato al secondo piano, sotto un tetto di 15 anni fa in legno, nell'afosissima pianura padana, cercate di non dare mai consigli!

giovedì 10 aprile 2014

Prove di autodistruzione

prima versione (pothoshop)

seconda versione (acquerello+pothoshop)


terza versione (acquerello)

Ora, quest'ultima dovrebbe essere la versione definitiva, quella che cercavo fin dall'inizio, più di un anno fa. Questo lavoro potrebbe essere il mio lavoro migliore come la tomba dove mi seppellisco, uno squarcio di luce nel cielo, o la boiata delle boiate. Sicuramente un libro "maledetto", almeno per me, attraversato da gioie e tragedie personali, un figlio che vuole restarsene al caldo nella placenta delle mie cervella, con la paura di scontrarsi con la bellissima ferocia della vita. Commentate, mi fa piacere, ma vi prego: non cercate di farmi tornare indietro, la mia sicurezza vacilla da qualche tempo. Best regards.



lunedì 7 aprile 2014

Crowndfunding "Gatta Cenerentola"



SIORI e SIORE...
Inizia ufficialmente l'avventura di "Gatta Cenerentola".
Inizia con un crowdfunding, con la condivisione, perché le avventure vanno condivise.
Io ne sono l'art director, SPAMMATE, SOSTENETE questo progetto, perchè sarà una cosa
nuova, mai vista nell'animazione:
Un "Akira" Napoletano, un "Brazil" sotto il vulcano, il "Blade Runner" italiano...
Perché può finalmente aprire nuove strade al cartoon, nel nostro paese...
perché è tutto fatto con sangue e sudore e passione, ma soprattutto perché
il nostro obbiettivo è credere ancora, che le cose belle si possono fare, nonostante le macerie.
Cliccate QUI, guardate e fate ciò che potete, se vi va.
Grazie.

mercoledì 12 marzo 2014

5 personaggi di finzione su Numerocero (Spagna)

Su QUESTO SITO spagnolo mi hanno chiesto di scegliere i miei 5 personaggi di finzione preferiti, naturalmente ce ne sarebbero atri mille e sceglierne tanti quante le dita di una mano è più un gioco che altro, ma il risultato doveva essere proprio quello: giocare.